Il successo di Lorenzo Fortunato ha entusiasmato e fatto sognare i tifosi. L’arrivo sullo Zoncolan lo ha reso indimenticabile, perchè vincere su questa vetta è qualcosa di speciale. Sono passati diciotto anni dal quel Giovedì 22 maggio 2003, quando per la prima volta il circo rosa affronta la più famosa salita delle alpi carniche. Le coincidenze numerologiche hanno fatto sì che proprio questo Sabato sia caduto di 22, festeggiando quindi, insieme alla carovana rosa, la maggiore età di una delle salita più dure d’Europa. Gilberto Simoni che ha vinto qui nel 2003 e nel 2007 commenta al riguardo “La prima parte è dura, ma non impossibile, gli ultimi 3 km sono un muro al 20%”, in una delle ultime ricognizioni, Simoni aveva descritto così l’ascesa: “Impressionante. Più dura di quanto mi aspettassi. Mi viene in mente l’ Angliru. Sì, l’ Angliru è più duro. Oddio, dipende da cosa si intende per duro. Il Mortirolo? Il Mortirolo è diverso. Facciamo questo esempio: salendo qui guardavo il contachilometri e nei punti più duri segnava 10 all’ora, i tratti più facili dello Zoncolan sono più duri dei tratti più duri delle salire del Tour” giusto per avere un metro di comparazione. I corridori così come nel 2003 hanno affrontato la strada che li ha portati in vetta dal versante di Sutrio e non da quello di Ovaro, che ha caratterizzato invece le successive ascese (2007 – 2010 – 2011 – 2014 – 2018) .
LA PRIMA VOLTA – Per celebrare l’anniversario vogliamo riavvolgere il nastro della memoria e tornare indietro a quel giorno di diciotto anni fa, quando si correva la dodicesima tappa (San Donà di Piave – M.te Zoncolan). La tappa misurava 185 Km e la maglia rosa era sulle spalle di Gilberto Simoni, che riuscì a strapparla qualche giorno prima a Stefano Garzelli, i secondi che li dividevano però erano solo 2 e Simoni essendo uno scalatore più adatto a queste percentuali da “rampa di garage” rispetto al rivale, vuole sfruttare ogni singolo metro della salita per scavare un solco importante tra lui e il varesino. La cronaca si accende a 3 km dal traguardo, i corridori stanno affrontando i tornanti chiave del kaiser, tra rampe tremende e percentuali da capogiro, Simoni sferra l’attacco che scuote il gruppo rimasto a giocarsi la tappa, rimangono con lui solo Casagrande, Garzelli e Popovich, da citare l’ultima grande prestazione di Marco Pantani che rimane a tiro dal gruppetto dei migliori, staccato solo di qualche metro. Ai 2,7 km viene ripreso Wladimir Belli che faceva parte della fuga del mattino, a quel punto Simoni decide di accelerare nuovamente, si scrolla di ruota tutti ad eccezione di Francesco Casagrande che riesce con fatica a tenere il passo del Trentino. Niente da fare però neppure per quest’ultimo costretto ad abdicare alla supremazia del “Gibo” che va ad imporsi con il pugno alzato, secondo giunge Garzelli staccato di 34 secondi, quinto arriverà il Pirata, ad una delle sue ultime prestazioni di rilievo. Nelle dichiarazioni a caldo del post-tappa Simoni commenta così la tappa: “Oggi non mi sentivo al massimo, eppure sono riuscito a vincere lo stesso. Ho messo i miei a fare l’andatura nella parte iniziale della salita, per mantenere alto il ritmo: era nei piani che nella parte finale me la vedessi da solo. Gli ultimi metri sono stati tremendi anche per me” Per la cronaca quel Giro se lo aggiudicherà proprio Simoni su Garzelli con un vantaggio di più di 7 minuti.
LUNGA VITA ALLO ZONCOLAN – Ne è passata di acqua sotto i ponti dal quel giorno, il ciclismo è cambiato molto si è aperto a nuovi paesi, (Australia, Nuova Zelanda, Canada, Sud America e persino l’Africa). Simoni si è ritirato dall’agonismo nel 2010, Garzelli è diventato opinionista della Rai e Il pirata purtroppo non c’è più. Così come non ci sono più le squadre World Tour italiane, che ai tempi monopolizzavamo il movimento con squadroni come Saeco, Lampre e Mercatone Uno, oggi ci salviamo solo con le Professional. I bambini dell’epoca che saltavano e incitavano i corridori adesso sono alle prese con la maturità e gli esami della patente, i loro genitori sono cresciuti e qualcuno tra i tornanti questo sabato ha usato la mascherina per nascondere anche i segni del tempo.
Solo lo Zoncolan dall’altro dei suoi 1750 metri e dei suoi 18 anni appena fatti avrà ancora davanti a sé una lunga vita di sfide a cui assistere, noi questo Sabato ce lo siamo gustato con te. Dicci la verità hai ancora la pelle d’oca di quando Simoni attaccò negli ultimi chilometri… si sa, la prima volta non si scorda mai!