La vicenda sembra poter passare in secondo piano, inserita nell’archivio dei problemi irrisolti del ciclismo italiano, ignorata come se non esistesse. E, invece, a riaccendere la polemica è stata una dichiarazione del Presidente del Comitato Regionale della Lombardia, Stefano Pedrinazzi che ha commentato: “Tengo inoltre a sottolineare che da quest’anno non esisterà più la doppia affiliazione nella categoria degli juniores che per molti anni ha fatto discutere. Poi c’è il capitolo tesseramento che riguarda sempre gli juniores. Capita infatti che due regioni del Nord abbiamo preso posizione sulla questione in merito. Per essere chiari, un ragazzo residente in una di quelle due regioni, ma tesserato in Lombardia, se i comitati di appartenenza tengono fede alle delibere pubblicate, non sarà convocato né per i campionati italiani né per il giro della Lunigiana. A questo punto spero in un intervento della nostra Federazione per far rientrare la cosa, in caso contrario, ci troveremmo obbligati, a tutela dei ragazzi, a parificarli ai residenti in Lombardia, e se avranno i meriti a convocarli nelle rappresentative Lombarde. Questo è attualmente lo stato delle cose, ma restiamo fiduciosi in un intervento della FCI, anche perché non possiamo fare altrimenti”.
Una presa di posizione, quella assunta da Pedrinazzi, che ha fatto sobbalzare sulla sedia alcuni dei suoi colleghi presidenti regionali: “Non sapevo che da quest’anno la Lombardia avesse il potere di decidere anche per le altre regioni d’Italia” commenta stizzito Stefano Bandolin, presidente del Friuli Venezia Giulia che è proprio una delle due regioni che hanno adottato i provvedimenti sugli juniores. “Si tratta di una regione che ha numeri importanti, esprime oltre al presidente anche la maggioranza del Consiglio Federale, ma lo Statuto della FCI mi sembra che parli chiaro: le decisioni devono essere assunte a Roma, in maniera collegiale, non a Milano o a casa di qualcuno”.
Un richiamo alla “Caput Mundi” molto chiaro quello di Bandolin che aggiunge: “Nulla di personale con Pedrinazzi, ci mancherebbe, ma neanche lui ha la panacea di tutti i mali del ciclismo. La decisione sugli juniores è stata assunta dopo un confronto con le società della mia regione a tutela del nostro movimento che, altrimenti, rischia di essere depauperato in maniera indiscriminata. Oggi parliamo di juniores ma domani potremmo trovarci di fronte alla liberalizzazione anche di esordienti e allievi aprendo così ad una mercificazione dei giovani atleti che, invece, dovrebbero essere fatti crescere gradualmente e senza pressioni”.
Le delibere di Piemonte e Friuli, dunque, continuano a rappresentare una spaccatura che divide il ciclismo italiano in assenza di una chiara presa di posizione del Presidente Dagnoni e del Consiglio Federale.
“Nello statuto federale si legge chiaramente che i Consigli Regionali hanno il compito di realizzare all’interno della propria regione i piani di attività e le iniziative dirette ad ampliare l’attività ciclistica regionale” sottolinea Bandolin. “Ognuno, dunque, all’interno della propria regione è libero di prendere le iniziative che ritiene opportune. Mai mi sognerei di suggerire a Pedrinazzi come guidare la Lombardia e mi aspetto che altrettanto faccia lui concentrandosi sulla sua Regione senza sconfinare”.
A pochi giorni dal via della stagione il tema resta sul tavolo e la polemica tra i vari dirigenti locali e nazionali è più accesa che mai: atleti e società, intanto, per programmare la propria attività attendono che, anche su questa vicenda si faccia chiarezza.