La situazione meteo in Polesine non accenna a migliorare e il 32° Giro del Veneto è costretto a rinunciare anche alla prima tappa che si sarebbe dovuta disputare quest’oggi con partenza da Adria e arrivo a Rosolina Mare.
Al ritrovo di Adria era tutto pronto questa mattina: moto, auto e team già schierati per la presentazione ufficiale e per prendere il via. E, invece, è arrivata, quasi come un fulmine a ciel sereno la comunicazione della Prefettura di Rovigo: negata l’autorizzazione a disputare la tappa.
Ad Adria cade solo qualche goccia di pioggia e spunta pure un pallido sole. La situazione, però, è drammatica proprio nella zona che la prima tappa del Giro del Veneto avrebbe dovuto attraversare. Il basso polesine, la sacca di Scardovari e la zona del Delta del Po vede diversi paesi alluvionati con i fiumi ingrossati e il mare che non riceve più acqua.
Gareggiare in queste situazioni sarebbe anche possibile ma è inevitabile considerare che la corsa potrebbe rallentare o addirittura impedire il passaggio dei soccorsi impegnati in queste ore a pompare acqua e, in alcuni casi, anche a rompere gli argini per consentire all’acqua di defluire senza creare ulteriori danni a case e coltivazioni.
Insomma, per il bene del territorio è giusto e necessario fermarsi e la macchina organizzativa capitanata da Adriano Zambon non può fare altro che rassegnarsi alle disposizioni prefettizie sperando che da domani, con lo spostamento in terra vicentina, la situazione migliori e si possa finalmente partire.
La frustrazione in gruppo e negli uffici dell’organizzazione è palpabile, così come la delusione dei tifosi arrivati ad Adria per applaudire i protagonisti del Giro del Veneto ma ci sono condizioni nelle quali la decisione di fermarsi non è una scelta, ma una strada a senso unico senza alternative.