Il Re è lui. Uno stuolo di meccanici, almeno cinque biciclette, il padre Adri a fargli da assistente, un box intero solo per il fenomeno delle due ruote. Silvelle di Trebaseleghe incorona, come era scontato, Mathieu Van Der Poel sul tetto delll’Europa. E indossa, sopra la maglia iridata, anche quella con le stelle dell’Unione Europea.
In una giornata dove si girava in maniche corte e il giacchino a vento era solo per compagnia, il campionato europeo di ciclocross sotto casa è stato un vero e proprio trionfo. Il simbolo di come una frazione di un paesino a una manciata di chilometri da Treviso, anche se in provincia di Padova, possa assurgere a dimensione continentale. E stavolta il Nord Est dell’Italia si è sentito tanto Belgio-Olanda-Francia-Gran Bretagna-Slovenia-Slovacchia. Poca Italia però anche se il movimento del ciclocross sta crescendo a dismisura anche nel nostro Paese, con numeri da capogiro nelle categorie giovanili (ultimo esempio la prova di Giro d’Italia di Ciclocross a Jesolo), fatica ancora a imporre propri atleti.
L’atleta azzurra che è salita sul gradino più alto del podio è stata Eva Lechner, l’alto atesina (a proposito si può ancora scriverlo?) che ha conquistato la piazza d’onore alle spalle dell’olandese Yara Kastelijn, a soli 12 secondi di distacco. Si è difeso bene pure Davide De Pretto, che ha ottenuto la sesta piazza nella lotta fra titani, prevalentemente belgi e che si è dovuto inchinare a Thibau Nys, figlio di cotanto padre Sven, esattamente come Mathieu Van De Poel con Adri.
Il meglio del ciclismo del fango europeo si è comunque ritrovato in quel lembo di terra veneta incastonata fra Treviso, Venezia e Padova, richiamando tanto popolo delle due due ruote, anche chi, asfalto-dipendente, ha voluto vedere da vicino la fatica che compiono i ciclocrossisti, soprattutto quando il terreno si fa duro.
Fango ce ne era in quantità industriale, ma belgi e olandesi l’hanno fatta da padrone, come se il terreno del fuoristrada fosse loro prerogativa. Ma la sorpresa è arrivata dagli under 23. A vincere la prova è stato Mickael Crispin, francese, nel 2016 medaglia d’argento tra gli juniores a Zolder. E’ il primo ragazzo di colore a salire sul gradino più alto del podio nella specialità del fango. A guidare la bicicletta pareva scivolare sul velluto, con una pedalata leggera, frusciante, con un tatticismo da attendista, atto a sfiancare gli avversari. E quando è arrivato il momento finale, ha attaccato il compagno di nazione, attesissimo alla vittoria finale, Antoine Benoist che si è dovuto inchinare alla pedalata sicura e scattante del compagno-avversario Crispin.
Un europeo strepitoso dal punto di vista organizzativo ma anche deve far pensare ancora una volta il cittì Fausto Scotti sul continuo confronto con il panorama europeo dei nostri atleti. L’esempio più lampante resta sempre quello di Filippo Fontana, fortissimo nei circuiti tricolori ma alla prova internazionale la condizione si rivela sempre sottotono. Insomma Italia numero uno dal punto di vista organizzativo, molto in basso con le prestazioni atletiche. Si dirà: manca un fenomeno alla Mathieu Van De Poel. Certamente. Ma ogni tot anni qualcuno ne nascerà pure in Italia? Visto che in Olanda e Belgio gli abitanti fanno tanto quanto Veneto e Lombardia insieme, e forse anche ne avanzano…